Loriana Castellano, L'Arco Magico Chamber Orchestra e Antonio Puccio al termine del Salve Regina di Porpora © Marco Merlini

Nicola Porpora e il Salve Regina

Nicola Porpora, autore del Salve Regina in Fa maggiore per contralto, archi e continuo eseguito durante il concerto dello scorso 8 aprile, è un autore mai abbastanza compreso ed apprezzato.
Tra i maggiori esponenti della Scuola Napoletana, il compositore, come molti altri della sua stessa epoca e stile, non beneficiò di particolare fama nel corso dell’Ottocento per via di un gusto diffuso particolarmente critico nei confronti del Barocco. È però indubbio che le caratteristiche compositive della sua produzione presentino elementi degni di essere maggiormente divulgati e valorizzati.
“Porpora era, oltre che uno straordinario compositore, un valente maestro di canto, quindi un esperto di vocalità e questo certamente gli ha consentito di utilizzare tutti gli elementi tecnico-meccanico-espressivi della voce all’interno delle sue composizioni. Certamente mette a dura prova l’interprete, perché gli elementi melodici sono veramente straordinari, meravigliosi, molto accurati e passano attraverso virtuosismi estremi. Il cantante deve in qualche modo levigare queste asperità per giungere a mostrare solo l’elemento aulico del canto”. Così si è espresso Antonio Puccio in un’intervista rilasciata in occasione del concerto presso Auditorium Conciliazione.
“Porpora pretende dall’interprete che – attraverso molti virtuosismi vocali – riveli la bellezza del canto e delle meravigliose linee melodiche che ha tracciato”.
La critica più moderna (H. Leichtentritt, R. Moser, A. Schenck, R. Rolland) è riuscita in parte a scardinare la convinzione, classica e derivante dalla critica tardo settecentesca e ottocentesca, secondo cui Porpora sarebbe stato particolarmente “scarso di inventiva, ripetitivo e troppo barocco”.
Rivalutandone l’opera, mettendone in risalto l’eleganza formale e la ricchezza delle parti vocali, i critici, infatti, hanno valorizzato la pregevolezza dei virtuosismi e la “sapientissima disposizione espressiva degli elementi del repertorio vocale: trilli, agilità, cromatismi a piccoli valori, varie combinazioni delle fioriture scritte producono un’efficace effusione lirica” (P. M. Carrer).
Nonostante debba la sua fama alla produzione operistica, Porpora si dedicò anche alla musica da camera e alle composizioni sacre (preferite ai melodrammi) e proprio nei Salve Regina raggiunse l’apice della sua capacità compositiva fusa con la sua profonda conoscenza delle tecniche vocali.
“Nel Salve Regina in Fa maggiore, Porpora dispiega le ali del canto con forza estrema nella disperata ricerca della luce ultraterrena e lo fa consapevolmente, poiché sicuro di possedere ali sufficientemente forti per librarsi in aria senza tema di cadere. La sua straordinaria maestria nel trattare la voce gli consente virtuosismi estremi capaci di creare quell’assenza di peso che lo avvicina idealmente alla dimensione incorporea dello Spirito, in un incessante vortice di delicata bellezza”. Questo il commento di Antonio Puccio al Salve Regina scelto per il concerto di aprile 2015.

Nicola Porpora (note biografiche sintetiche)
Nicola (Antonio Giacinto) Porpora nasce a Napoli intorno al 1686. Figlio di un libraio che sceglie per lui la carriera musicale, ottiene presto l’ammissione al Conservatorio di Santa Maria di Loreto dove incontra Gaetano Greco, il padre Gaetan de Pérouse e Francesco Manna.
Al termine del Conservatorio, Porpora comincia la sua carriera di compositore. Nel 1710 è a Roma per Berenice, opera in tre atti favorevolmente accolta dal pubblico. Händel, in visita nella Capitale, ne rimane profondamente colpito e decide eccezionalmente di complimentarsi con lui di persona. Di ritorno a Napoli, Porpora compone per l’antico teatro San Bartolomeo l’opera in tre atti Flavio Anicio Olibrio, rappresentata nel mese di dicembre 1711. Nel periodo successivo Porpora scrive molte messe, salmi e mottetti per la maggior parte delle chiese di Napoli.
Appassionato e studioso di poesia e di letteratura, legge il latino e parla il tedesco, l’inglese e il francese.
Uno dei suoi maggiori talenti risiede nell’insegnamento del canto. Apre una scuola divenuta presto rinomata e nella quale studiano Carlo Broschi, detto il Farinelli, Gaetano Majorana, conosciuto come Caffarelli, Hubert, detto il Porporino (dal nome del suo maestro), Salimbeni, la Molteni e molti altri fra i più grandi cantanti del XVIII secolo.
Nonostante i suoi meriti artistici e i diversi incarichi in Italia e all’estero (Napoli, Vienna, Venezia, Londra, Roma…), muore di pleurite in estrema indigenza.
Di lui, Antonio Puccio afferma:

“Nicola Porpora, al pari del suo contemporaneo Leonardo Leo, inizia la sua formazione artistico musicale in una delle più autorevoli scuole dell’Europa settecentesca, dove le rigorose asperità del contrappunto si levigano nella purezza di un canto che è il segno distintivo della scuola napoletana.
Porpora, diversamente da Leo, dedicherà tutta la sua vita all’insegnamento del canto, producendo allievi che saranno contesi da tutti i grandi compositori dell’epoca; su tutti spicca la figura di Farinelli, certamente il più autorevole esponente di quella scuola di virtuosi che fu il vanto dell’Italia e del canto italiano”.

Salve Regina (cenni)
Preghiera di ispirazione Mariana, il Salve Regina è l’ultima ma anche la più popolare delle quattro antifone mariane (Alma Redemptoris Mater, Ave Regina Coelorum, Regina Coeli laetare, Salve Regina). Ricorrente nella musica religiosa del XVIII sec., è stato proposto prevalentemente nella forma del mottetto solistico per voce ed archi. Tra gli autori che ne hanno musicato il testo nel corso dei secoli, ricordiamo Monteverdi, Charpentier, Scarlatti, Vivaldi, Händel, Pergolesi, Haydn, Fauré, Liszt, Schubert, Bellini ed è innegabile il contributo particolare dalla Scuola Napoletana nella prima metà del Settecento.
Scrive Antonio Puccio nel suo commento al programma di sala del concerto di Roma:

“I Salve Regina, ricorrenti nella produzione dei più autorevoli esponenti della Scuola Napoletana del Settecento, rivolgono la stessa accorata, sincera e insieme intimistica supplica alla figura femminile più alta ed emblematica della Cristianità, partendo però da concezioni differenti: differenti percorsi artistici e spirituali, infatti, hanno dato agli autori diversi strumenti con i quali costruire un cammino in grado di dare voce al più struggente, doloroso e insieme visionario dialogo con quello Spirito che vive da sempre e per sempre in ognuno di noi ma che, spesso, un’intera vita non consente di capire”.

Ecco un video dell’esecuzione del Salve Regina in Fa maggiore (N. Porpora) di Loriana Castellano con L’Arco Magico Chamber Orchestra, Antonio Puccio – Direttore: https://www.youtube.com/watch?v=2YjLyJNsYD8